mercoledì 10 luglio 2013

Che tristezza...

Mentre l'associazione di cui faccio parte festeggia il 25° di attività, scopriamo che i dirigenti ANPAS Lombardia, cui aderisce anche la nostra Associazione, sarebbero dei ladri. Mi auguro che essi siano in grado di rispondere delle accuse, ma resta il danno di immagine verso tutti quanti, in silenzio e senza nulla chiedere, prestano quotidianamente il proprio tempo e professionalità, in aiuto ai più deboli, ai bisognosi, a quelli che si trovano in condizioni di emergenza. Stiamo attraversando, come Paese, una difficile fase di transizione, che sperabilmente porterà sempre più Italiani a (ri)scoprire alcuni valori fondamentali, sepolti dalla sfrenata corsa all'affermazione individuale. Il volontariato e la solidarietà sono due di questi valori, che decine di migliaia di persone di ogni ceto, professione ed orientamento politico hanno fatto propri e vivono quotidianamente. Non facciamo loro mancare il nostro sostegno, perché, come sempre, un albero che cade fa più rumore di un'intera foresta che cresce.

lunedì 24 giugno 2013

L'Italia che ce la fa

Sono reduce da una straordinaria esperienza di Volontariato applica all'assistenza sanitaria di emergenza, il Torneo Sanitario dei 3 confini di Borgo val di Taro e Albareto. Grazie, amici, per lo splendido esempio di solidarietà, competenza, allegria e sensibilità. Esempi come il vostro forse non fanno scalpore sui media, alla ricerca del sordido, del cattivo e del glamour, ma per coloro che li vivono sono occasione impagabile di miglioramento. L'Italia è grande anche per questo, per la capacità dei suoi cittadini di operare sul territorio e nella comunità, regalando il proprio tempo a chi ne ha bisogno e aggregando il tessuto sociale anche e soprattutto in momenti difficili come gli attuali. Per questo, dico che l'Italia ce la farà, perché ci sono tanti come gli amici della Pubblica che lavorano in silenzio in tutto il Paese e non mollano, né si aspettano di essere gratificati o lodati.
Bravi!!

Se volete guardare foto e video:http://www.torneosanitariodei3confini.it/auto-nel-torrente---soccorso-alpino.html

giovedì 20 giugno 2013

Ridurre, non incentivare i consumi: una necessità, non un optional

Gli anni delle proverbiali vacche magre sono ormai con noi da qualche tempo e non se ne vede la fine. Questi ciclici periodi depressivi offrono l'opportunità di cambiare anche in modo radicale alcuni stili di vita che non sono più sostenibili. Sarebbe saggio fare questi cambiamenti quando le cose vanno bene e si dispone di scorte adeguate, ma si sa che l'umanità è molto più cicala che formica e dunque deve essere costretta dalle circostanze a scelte virtuose. Da più parti si segnala la "tragedia" del probabile prossimo aumento di un punto percentuale di IVA, come se si trattasse di un fattore contrario allo sviluppo di una società più giusta. E' vero il contrario: lo spostamento graduale della tassazione dai redditi ai consumi è un fattore che oggettivamente facilita la redistribuzione e la diffusione del benessere, proporzionando il prelievo al consumo, non ai beni posseduti, che hanno già subito un'adeguata tassazione all'atto della loro creazione. Si potrebbe obiettare che in questo modo si colpiscono allo stesso modo poveri e ricchi, ma si possono individuare consumi essenziali da assoggettare ad una tassazione di garanzia o del tutto esenti (come per altro già si fa non solo in Italia). Tutto ciò che è voluttuario andrebbe tassato di più, per compensare le minori entrate fiscali. I commercianti strillino pure, ma il nostro Paese non si può permettere di continuare a vivere sopra i suoi mezzi, chiedendo soldi in prestito ad altri, tranne poi rendersi conto che siamo nelle mani dei nostri creditori, che possono imporci tassi da usura.
Quel che dobbiamo fare è individuare quali siano per noi e per le nostre future generazioni i beni essenziali, le merci ed i valori che determinano la qualità della nostra vita, che non sono certo l'ultimo modello di cellulare o l'abbonamento ad una tv a pagamento.
Farlo ora, quando, per necessità, i consumi si sono già ridotti e la maggior parte di noi controlla con attenzione come e dove spendere, può essere un'occasione irripetibile, con buona pace di chi continua a sostenere, senza il minimo fondamento e buon senso, che bisogna incentivare il consumo.

mercoledì 29 maggio 2013

Ha vinto la gente

Il cittadino comune, sia quello che si è recato alle urne per garantire al proprio Comune un'amministrazione decente, sia quello che ha deciso di averne abbastanza o di ritenere il proprio voto insignificante, manda un messaggio inequivocabile alla politica ed ai suoi sacerdoti vecchi e nuovi: decidetevi ad agire, perché non ci sarà una prossima volta, perché una consultazione democratica ha bisogno di vedere la partecipazione di tutti, per garantire che il risultato sia in favore di tutti, del Paese, non di una sua parte. Spero che l'abbia capito Grillo, anche se dalla sua prima scomposta reazione non sembra. L'idea di commiserare gli Italiani che  non hanno votato per il suo movimento è tanto grottesca quanto allarmante e dà ragione a chi aveva continuato a diffidare di un progetto politico vago e gestito senza trasparenza. Grillo è stato punito per aver cpmmesso un grave errore tattico, secondo il quale, senza i parlamentari eletti per il M5S, nessun governo sarebbe stato possibile e si sarebbe dunque dovuti tornare alle urne, senza poter toccare alcuna riforma importante, con una concreta probabilità di conquistare la maggioranza relativa dei voti e quella assoluta in parlamento. Un calcolo cinico, prima ancora che sbagliato, fatto in spregio al suo significato tragico per il Paese. Molti, che hanno votato per il movimento alle politiche, pur sulla promessa vaga di cambiamento, non gli hanno perdonato di aver nei mesi successivi costretto gli eletti del M5S all'aventino parlamentare, né hanno loro perdonato la scarsa qualità e preparazione.
Spero che questo apra la strada ad un cammino, finora solo annunciato, di profonda revisione della carta costituzionale: potrebbe essere l'ultimo avviso ai naviganti.

martedì 14 maggio 2013

Il senso di Grillo per lo Stato

Leggendo ed ascoltando le recenti dichiarazioni di Grillo a proposito di quel che succederà entro la fine dell'anno, non si può che concludere che il leader del M5S è tutt'altro che l'asserito salvatore della patria. La minaccia palese di guerra civile, in caso di non vittoria alle prossime consultazioni è una vera e propria apologia di reato ed una palese istigazione, mentre gli inevitabili e prevedibili problemi interni al Movimento rischiano di logorarne il monolitismo di facciata. Grillo ha raccolto attorno a sé mille ragioni diverse per dire basta al sistema della corruzione di cui i partiti sono parte integrante, ragioni tutte legittime e condivisibili da chi ha visto per decenni sfumare ogni speranza che l'Italia diventi un Paese civile nel campo della giustizia sociale, dell'economia, del diritto. Molti hanno visto in Grillo l'ultima speranza di cambiamento non violento, ma la storia nazionale insegna che la violenza verbale suscita sempre manifestazioni di violenza reale e che l'uso spregiudicato delle piazze sfugge spesso di mano, con conseguenze tristemente prevedibili, ma raramente preventivate.
I Parlamentari eletti del M5S sono lo specchio imperfetto di queste diverse istanze, perché la scelta dei candidati non è certo avvenuta in modo trasparente e democratico. A loro, unici depositari del voto di 9 milioni di Italiani, è affidato il compito di impedire che il disegno disfattista del loro leader porti il Paese alla guerra civile, evocata da quel che è successo a Brescia.
Essi hanno il dovere di rappresentare gli elettori che li hanno mandati a Roma, senza obbedire ciecamente alle direttive del capo, ma esclusivamente allo loro coscienza civile, senza timore delle rappresaglie e del linciaggio mediatico, con la consapevolezza della coerenza tra ciò che si pensa, si dice e si fa.
A loro, ed ai Parlamentari eletti negli altri schieramenti, gli Italiani chiedono di porre seriamente mano alle modifiche costituzionali indispensabili a rendere possibile una piena democrazia.
Non abbiano timore di farlo, anche contro i piani strategici di Grillo/Casaleggio, perché il bene del Paese deve venire prima del bene del Movimento: che differenza ci sarebbe altrimenti?

mercoledì 8 maggio 2013

Fatalità o colpevole negligenza?

Mi chiedo che stia succedendo alle gloriose tradizioni marinare italiane. Dopo la tragedia del Giglio, un'altra in porto a Genova, che sembra frutto di incredibili errori umani, o, nella migliore delle ipotesi, di concomitanza di guasto e decisioni sbagliate. Forse sarebbe il caso di rivedere la selezione e la formazione del personale con responsabilità tanto grandi. Forse tagliare sulla manutenzione per risparmiare non è una buona idea. Forse la mancanza di motivazioni e di etica del lavoro porta a sottovalutare possibili, pur se improbabili, conseguenze catastrofiche dell'impreparazione e dell'ignavia a tutti i livelli. Incidenti capitano dappertutto, ma quando la loro frequenza è così alta, diventa sospetta e deve indurre a riflettere.

sabato 27 aprile 2013

Un augurio al Paese

Anziché augurare buon lavoro all'esecutivo che spero inizierà a giorni, voglio augurare all'Italia un futuro di fiducia ristabilita, perché da essa dipende il benessere della nostra gente. La qualità della vita è per sua natura soggettiva ed è la percezione che ognuno di noi ha della propria che ne determina l'entità. Mi sembra dunque che sia ora, anche da parte delle numerose cassandre mediatiche nazionali, di evidenziare i nostri punti di forza, non solo e sempre i difetti e le brutture. Ciò non significa nascondere la verità, anzi proprio il contrario, significa porre il buono ed il cattivo nel corretto equilibrio.