C'è bisogno di soldi, per la ripresa: è un mantra che sentiamo ripetere. Altri soldi all'ipertrofico bilancio dello Stato? La soluzione semmai è il contrario: eliminare il superfluo, come da qualche anno fanno le famiglie italiane, costrette a far bene i conti. Perché dunque la macchina dello Stato non fa altrettanto? Possibile che su un bilancio di circa 800 miliardi non se ne possano risparmiare 3-4? Possibile che non si riesca neppure a toccare gli iniqui privilegi che vedono un parlamentare che ha "lavorato" 5 anni percepire una pensione che equivale a 5 volte quanto "abbiamo" versato noi di contribuiti per lui, lasciandogli comunque uno stipendio superiore a quello di un qualsiasi pari-ruolo in Europa? Possibile che ancora oggi il nostro Parlamento continui a costare ai cittadini il doppio di quello Francese ed il triplo di quello Inglese?
Discutere di rilancio dell'economia e della mancanza di soldi per incentivarlo sembra sempre più una beffa crudele.
Fonte: http://brunoleonimedia.servingfreedom.net/Focus/IBL_Focus_186_Rocca.pdf
venerdì 22 novembre 2013
giovedì 26 settembre 2013
Quo usque tandem
Pur comprendendo l'amarezza personale di Berlusconi, che si vede franare sotto i piedi tutti i traguardi raggiunti con mezzi non sempre limpidi, non capisco i parlamentari del PDL, che minacciano dimissioni in massa, se verrà confermata in Parlamento la decadenza del leader, cosa che in un Paese normale sarebbe automatica, al momento della condanna definitiva. In Italia tuttavia nulla è molto normale, tanto meno la giustizia, che, interpretata con pregiudiziali politiche, dà adito a chi se lo può permettere, di non sottostare al suo giudizio, ma anzi rilanciare, aprendo una crisi istituzionale dopo l'altra. Fino a quando dunque, o nostrani Catilina, abuserete della nostra pazienza? Volete davvero che la gente scenda in piazza e vi spazzi via dalla scena, come se l'Italia fosse una dittatura mediorientale? Mentre l'economia rimane stagnante e le buone idee per uscire dalla crisi restano chiuse nei cassetti, per mancanza di risorse, ci si indigna perché le nostre aziende vengono comprate da capitali stranieri, senza chiedersi perché non siamo capaci di tenercele. Fare intrapresa oggi in Italia è puro masochismo, ma per scelta o per mancanza di alternative, molti sono ancora disposti a farlo, se politica e banche gli ne danno l'opportunità. L'alternativa è il caos e la legge della giungla.
lunedì 9 settembre 2013
Perché la storia non insegna
Di nuovo, si prospetta un intervento armato, che nelle intenzioni di chi lo vuole ad ogni costo, dovrebbe porre rimedio alla situazione drammatica in Siria. Come se le vicende in Iraq, Afganistan, Libia ed Egitto, per citare solo gli esempi più recenti, non fossero mai accadute e non avessero inequivocabilmente dimostrato che la forza delle armi, per quanto sofisticate, nulla può contro la determinazione della gente, sia a farsi male che a resistere all'oppressione. Senza entrare nel dettaglio del travaglio attraverso cui sta passando il mondo Islamico, travaglio che dovrebbe in ogni caso avere l'effetto di separare la religione (l'Islam) dalle conseguenze politiche e sociali della sua espressione temporale attuale, che alcuni (fondamentalisti) vorrebbero discendere come conseguenza dall'insegnamento del Profeta, giova considerare che l'apparente idealismo degli interventisti occidentali e medio-orientali può nascondere interessi meno confessabili, tanto più che situazioni di repressione altrettanto drammatiche in altre parti del mondo vengono ignorate sia dai media che da questi stessi paladini della democrazia.
La delusione rappresentata dal primo presidente USA nero è ancor più acuita dal fatto che gli sia stato attribuito il Nobel per la pace sulla fiducia che la sua politica estera fosse finalmente orientata al raggiungimento di una stabilità globale, con la diplomazia e con il dialogo. Purtroppo, gli intenti suoi e dei tanti che hanno creduto in lui si sono persi per strada, sacrificati alla logica degli interessi commerciali e strategici. La voce di Papa Francesco, anche per chi non crede, è l'unica ragionevole speranza per salvare il mondo da uno scenario che potrebbe assumere tinte molto più drammatiche di quanto ci vanno spiegando gli esperti di guerra lampo tecnologica.
Anche solo basandosi sulla fisica, non è possibile che la distruzione possa arricchire l'umanità, ma solo un piccola parte di privilegiati e cinici, mentre per tutti gli altri c'è impoverimento. Lo sa anche uno studente delle superiori.
Meglio quindi leggere dietro le righe dell'indignazione di coloro che gridano allo scandalo dell'uso di armi di distruzione di massa, per giustificare l'uso di mezzi altrettanto distruttivi, se non nelle intenzioni, nelle reali conseguenze. Per non parlare dell'incognita di quel che succede dopo aver distrutto un regime (Iraq, Libia ed Egitto docent).
La delusione rappresentata dal primo presidente USA nero è ancor più acuita dal fatto che gli sia stato attribuito il Nobel per la pace sulla fiducia che la sua politica estera fosse finalmente orientata al raggiungimento di una stabilità globale, con la diplomazia e con il dialogo. Purtroppo, gli intenti suoi e dei tanti che hanno creduto in lui si sono persi per strada, sacrificati alla logica degli interessi commerciali e strategici. La voce di Papa Francesco, anche per chi non crede, è l'unica ragionevole speranza per salvare il mondo da uno scenario che potrebbe assumere tinte molto più drammatiche di quanto ci vanno spiegando gli esperti di guerra lampo tecnologica.
Anche solo basandosi sulla fisica, non è possibile che la distruzione possa arricchire l'umanità, ma solo un piccola parte di privilegiati e cinici, mentre per tutti gli altri c'è impoverimento. Lo sa anche uno studente delle superiori.
Meglio quindi leggere dietro le righe dell'indignazione di coloro che gridano allo scandalo dell'uso di armi di distruzione di massa, per giustificare l'uso di mezzi altrettanto distruttivi, se non nelle intenzioni, nelle reali conseguenze. Per non parlare dell'incognita di quel che succede dopo aver distrutto un regime (Iraq, Libia ed Egitto docent).
martedì 27 agosto 2013
Ideali (proclamati) e Tattiche (spicciole)
L'improvviso desiderio di Grillo di andare ad elezioni con l'attuale sistema elettorale, definito fino a ieri una porcata, trova una sua logica nella constatazione che molto difficilmente si potrebbe di nuovo concretizzare un'alleanza sia a destra che a sinistra in grado di scippare al suo movimento la palma di primo partito e nella conseguente convinzione di poter arraffare dunque il sostanzioso premio di maggioranza previsto dal meccanismo alla Camera. Sono calcoli tattici che da un lato danno ragione del fatto che Grillo ed i suoi strateghi non sono affatto diversi dai politici di professione, privilegiando un ipotetico vantaggio per la propria parte, anche a scapito di ciò che è utile per il Paese. Dall'altro, ritengo che l'ex-comico non abbia valutato a fondo l'effetto della sua caparbietà nel non voler partecipare alla politica attiva in Parlamento. Una parte consistente dei suoi eletti e dei suoi elettori potrebbe non sostenerlo la prossima volta, facendo naufragare nelle urne i suoi sogni di gloria. E' già successo a molti altri, più furbi e navigati di lui.
venerdì 9 agosto 2013
Tattiche da autolesionismo
Dopo alcuni giorni dalla sentenza di cassazione che ha convalidato la condanna di Berlusconi per frode fiscale, appaiono più chiare le posizioni dei partiti e delle correnti al loro interno, posizioni accomunate dal completo disinteresse per il bene della gente e del paese e dal tatticismo per guadagnare posizioni migliori in vista di una probabile nuovo ricorso alle urne.
Il PDL, dopo lo shock della condanna, vuole andare quanto prima alle elezioni, ma, per non essere tacciato di irresponsabilità, tirerà la corda fino al limite di rottura, nel tentativo di provocare la reazione inconsulta del PD o del governo, per una fine dell'attuale esperienza di Letta. Ogni argomento può essere funzionale al raggiungimento di questo obiettivo, purché non vi sia il tempo per varare una riforma del sistema elettorale e l'esito di nuove consultazioni sia quindi ancora una volta aperto a tutte le soluzioni, compresa una vittoria del centro-destra, con Berlusconi nel ruolo di martire, messo sulla graticola dai magistrati di sinistra e un PD allo sbando, lacerato da personaggi che di smisurato hanno solo l'ego, mentre latitano idee e soprattutto ideali. Lega e partiti di destra saranno pronti ad allearsi di nuovo con gli azzurri, dimenticando improvvisamente i motivi per i quali ora sono all'opposizione.
Grillo non vuole nuove elezioni, perché, con la politica cinica e miope da lui imposta e con la scadente performance dei suoi in parlamento perderebbe almeno la metà dei consensi. Il centro, allo stesso modo non vuole una nuova consultazione, in cui rischierebbe di sparire del tutto.
Napolitano, stanco e sfiduciato, potrebbe a sua volta gettare la spugna, aprendo di fatto una crisi istituzionale senza precedenti.
Un quadro a tinte fosche, ma non troppo lontano dalla realtà.
Tutto questo, mentre l'apparato statale e le rendite di posizione continuano senza alcuna vergogna ad alimentare l'ingiustizia sociale ed i paradossi di un paese, in cui non vi è molto di normale, e che sopravvive solo grazie alla gente per bene, che, nonostante tutto, ancora crede nella giustizia, nell'equità e nel valore di aiutare gli altri.
venerdì 2 agosto 2013
E ora?
La conferma della legittimità della condanna di Berlusconi per frode fiscale apre uno scenario di ulteriore rischio per il Paese, che non ne avrebbe certo bisogno. Tutti si affannano a dire che bisogna tenere separate le vicende personali del leader PDL da quelle del partito e del governo che sostiene. Facile a dirsi, ma molti degli alleati PD non vorrebbero avere niente a che fare con coloro che considerano servi di Berlusconi e dei suoi interessi. Purtroppo, costoro non hanno mai capito che dietro l'inspiegabile (per loro) successo del Cavaliere non c'è stato solo il tornaconto personale. Milioni di persone hanno visto nel modello decisionista e propositivo di Berlusconi l'unica possibilità di far uscire l'Italia dalle paludi della burocrazia e del diritto negato, dalle pastoie che ad ogni passo il comune cittadino e l'imprenditore si trova a dover sciogliere, per sopravvivere. Gli si è imputato ed è stato condannato per un reato per il quale quasi l'intera classe imprenditoriale di questo Paese potrebbe e dovrebbe subire la stessa sorte. Ipocrisia dunque nel ritenere Berlusconi ed il suo gruppo il Male assoluto, ipocrisia nel ritenersi onesti da parte dei tanti imprenditori che hanno invece visto nel PD il treno da prendere per farsi gli affari loro. A giudicare dai risultati, la loro è stata una scelta più oculata, fatta con il cervello, ma non ci si venga a raccontare che è morto con Berlusconi condannato il malcostume e lo sfruttamento delle pieghe di una legislazione fatta apposta per i malfattori ed i loro legulei.
Il rischio più grande che ora corre il nostro Paese è che si ritenga compiuta la missione di moralizzazione della politica, lasciando che tutto resti come e peggio di prima.
Il rischio più grande che ora corre il nostro Paese è che si ritenga compiuta la missione di moralizzazione della politica, lasciando che tutto resti come e peggio di prima.
sabato 27 luglio 2013
Bell'esempio di solidarietà...
La Corte Costituzionale ha di recente annullato alcuni significativi provvedimenti di emergenza, presi da governi precedenti, con la motivazione che sarebbero contrari al dettato costituzionale. Dal punto di vista formale, niente da eccepire, dal punto di vista sostanziale, qualche amara considerazione.
La prevista abolizione delle province minori, un compromesso faticosamente raggiunto tra interessi generali e locali, è stata giudicata incostituzionale, perché le province sono citate in Costituzione, quindi intoccabili senza una sua revisione, come se essa fosse, anziché una carta al servizio della Nazione, un dettato della divinità, che non può essere messo in dubbio.
La tassazione straordinaria delle pensioni oltre la soglia di 90000 €/anno, come contributo di solidarietà verso i moltissimi che hanno invece visto le loro misere pensioni perdere potere d'acquisto e persino l'adeguamento all'inflazione, è stata giudicata anch'essa incostituzionale, senza alcuna considerazione verso la giustizia intrinseca di pagare simili pensioni, mentre a centinaia di migliaia di lavoratori è stato detto dall'oggi al domani che avranno diritto al loro modesto assegno anche oltre 4 anni dopo la data prevista, questo motivato dalla necessità di far tornare i conti. E' certo più facile e redditizio far pagare a molti, anziché toccare i privilegi di pochi, ma in questo caso, la motivazione della sentenza sembra tanto assurda, da poter tranquillamente essere considerata una beffa che segue al danno.
Come si possa affermare che la carta costituzionale impone la proporzionalità tra reddito e contribuzione, e per ciò stesso un eventuale contributo di solidarietà non può riguardare che l'intera platea dei contribuenti, come se vi fosse stata e vi fosse giustizia nella distribuzione del reddito in questo Paese, è talmente ridicolo che non suscita neppure sdegno. La verità cruda e squallida è che anche gli emeriti componenti dell'Alta Corte fanno parte della nutrita schiera di coloro che hanno da decenni approfittato della loro posizione di privilegio per garantirsi una rendita a vita, a spese di tutti coloro che hanno lavorato e lavorano duramente per pagare stipendi e pensioni abnormi, secondo i canoni della decenza e dell'uso comune nei Paesi a noi assimilabili. Si tratta dunque dell'ennesima beffa ai danni del Paese, ammantata di ineccepibile correttezza formale.
Neppure uno dei privilegiati a cui l'INPS dovrà restituire il "maltolto" si è finora vergognato. Forse sarebbe il caso che i media stanassero e pubblicassero i nomi: chissà che la gogna mediatica riesca laddove a nulla è servito il buon senso e la creanza.
La prevista abolizione delle province minori, un compromesso faticosamente raggiunto tra interessi generali e locali, è stata giudicata incostituzionale, perché le province sono citate in Costituzione, quindi intoccabili senza una sua revisione, come se essa fosse, anziché una carta al servizio della Nazione, un dettato della divinità, che non può essere messo in dubbio.
La tassazione straordinaria delle pensioni oltre la soglia di 90000 €/anno, come contributo di solidarietà verso i moltissimi che hanno invece visto le loro misere pensioni perdere potere d'acquisto e persino l'adeguamento all'inflazione, è stata giudicata anch'essa incostituzionale, senza alcuna considerazione verso la giustizia intrinseca di pagare simili pensioni, mentre a centinaia di migliaia di lavoratori è stato detto dall'oggi al domani che avranno diritto al loro modesto assegno anche oltre 4 anni dopo la data prevista, questo motivato dalla necessità di far tornare i conti. E' certo più facile e redditizio far pagare a molti, anziché toccare i privilegi di pochi, ma in questo caso, la motivazione della sentenza sembra tanto assurda, da poter tranquillamente essere considerata una beffa che segue al danno.
Come si possa affermare che la carta costituzionale impone la proporzionalità tra reddito e contribuzione, e per ciò stesso un eventuale contributo di solidarietà non può riguardare che l'intera platea dei contribuenti, come se vi fosse stata e vi fosse giustizia nella distribuzione del reddito in questo Paese, è talmente ridicolo che non suscita neppure sdegno. La verità cruda e squallida è che anche gli emeriti componenti dell'Alta Corte fanno parte della nutrita schiera di coloro che hanno da decenni approfittato della loro posizione di privilegio per garantirsi una rendita a vita, a spese di tutti coloro che hanno lavorato e lavorano duramente per pagare stipendi e pensioni abnormi, secondo i canoni della decenza e dell'uso comune nei Paesi a noi assimilabili. Si tratta dunque dell'ennesima beffa ai danni del Paese, ammantata di ineccepibile correttezza formale.
Neppure uno dei privilegiati a cui l'INPS dovrà restituire il "maltolto" si è finora vergognato. Forse sarebbe il caso che i media stanassero e pubblicassero i nomi: chissà che la gogna mediatica riesca laddove a nulla è servito il buon senso e la creanza.
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