mercoledì 25 luglio 2012

Un gatto che si morde la coda

Ho sempre più l'impressione che la situazione economica continui a deteriorarsi per un piano preciso di molti interessi convergenti, che vedono nella stabilità il peggior nemico degli affari. Non so se di questa lobby trasversale facciano parte anche alcuni dei nostri governanti, ma non me ne stupirei. La storia è purtroppo ricca di vicende che hanno visto l'ingordigia di pochi produrre danni  incalcolabili a molti. La depressione seguita al crollo finanziario del 1929 ha poi portato al New Deal ed al pieno sviluppo degli USA come potenza planetaria. Siamo forse nella stessa situazione, ma per l'Occidente non si intravede un nuovo Roosevelt. Dobbiamo cavarcela da soli, con più solidarietà, serietà, fiducia nei nostri cervelli e soprattutto visione strategica: purtroppo in short supply.
Intanto ogni giorno, tra spread e borsa, ci avvitiamo come un gatto che cerca di afferrare la sua coda...

venerdì 8 giugno 2012

Serve gente di buon senso, non professori

Ci hanno provato, abbiamo sperato che una volta tanto le premesse, le promesse ed i titoli accademici riuscissero laddove la politica aveva dato così pessima prova di sé. Purtroppo resta da constatare quanto poco e male sia stato fatto, per una serie di motivi, in oltre sei mesi di governo tecnico. La gente si chiede perché sia così difficile prendere decisioni fondamentali ed equilibrate in tempi ragionevoli (di giorni) sulle priorità note del Paese: debito pubblico, carico fiscale, giustizia, riforma elettorale, carta costituzionale, pubblica amministrazione. Ora il governo dei professori sembra avere esaurito la sua spinta, che per altro ha varato poche riforme rapide e raffazzonate, già in  revisione, con il probabile risultato di essere inefficaci nel breve periodo e colpire i soliti noti. Non ci volevano i titolati membri del gabinetto Monti per spostare tout court in là di 4 anni l'età pensionabile, con il risultato ridicolo che un giorno di età in meno può significare 1500 giorni di lavoro in più, senza alcun vantaggio in termini di assegno previdenziale. Avrebbe potuto farlo meglio il primo che passa per la strada, purché non appartenente alla categoria dei parassiti, che hanno trovato comodo vivere alle spalle degli altri e continuano a farlo: per loro, politici e non, qualsiasi riforma serve solo a perpetuare i privilegi ed a intorbidare ulteriormente un corpus legislativo talmente farraginoso da richiedere sistematicamente l'ausilio di esperti, a loro volta appartenenti alle categorie protette da rendita di posizione.
Ora PDL e PD pensano alle primarie, come mezzo per drenare la perdita di consensi presso l'elettorato, ma si guardano bene sia dall'indicare un possibile programma, nel quale riconoscersi, negando di fatto che il singolo lo possa condividere, sia dall'individuare i mezzi per estendere la platea dei candidati oltre i limiti autoreferenziali degli apparati di partito, errore strategico gravissimo, che comporterà ulteriore perdita di consenso e partecipazione.
I mezzi tecnici per una partecipazione di massa esistono, sono stati usati con efficacia nelle rivoluzioni dei regimi mediorientali: usiamoli al meglio per un rinnovamento pacifico, prima che anche da noi si ricorra alla violenza.  

sabato 26 maggio 2012

Evoluzione Italiana

Il termine evoluzione è voluto: la situazione nazionale sta evolvendo, perché da noi le rivoluzioni sono spesso solo velleitarie e siamo un po' tutti gattopardeschi. L'inerzia dell'interesse privato contrasta sempre i cambiamenti radicali, rendendoli lenti e fornendo l'occasione per diluire l'efficacia degli interventi, con la consistente e dannosa applicazione di eccezzioni e deroghe. Con questa premessa, molti possono pensare che il Paese abbia bisogno di un governo forte, di tipo presidenziale, o aziendale, dove l'AD decide e si fa quel che è necessario per raggiungere l'obiettivo.
L'idea di Berlusconi è proprio questa, dopo che si è scontrato per anni con un sistema parlamentare fatto apposta per esasperare un decisionista ed una PA capace di rendere inefficaci anche le misure più incisive, per la propria salvaguardia. Purtroppo, l'alternativa a questa proposta, per certi versi scontata, non esiste se non nel velleitarismo populista e pasticcione del movimento di Grillo, dove lo slogan sostituisce l'analisi e vengono spacciati per verità scientifiche solo i desiderata delle varie componenti il movimento. Da parte della sinistra, si continua ad attendere una proposta organica alternativa, mentre persino le misure minime da prendere in questa fase parlamentare atipica subiscono ritardi. Il dimezzamento del numero dei parlamentari, che sembrava indispensabile fino a poche settimane fa, ora si tradurrà in una modesta riduzione di numero, con un'ancor più modesta riduzione dei costi: non si rendono conto questi signori che portano acqua al mulino del populismo e dell'anarchia?
Quo usque tandem abutere patientia nostra?

domenica 6 maggio 2012

Quando il tuo destino è nelle mani di altri...

Il fine settimana elettorale in Europa potrebbe avere conseguenze drammatiche non solo per i Paesi direttamente coinvolti. Il melt-down della moneta europea, in corso da anni, per la reiterata litigiosità dei contraenti, ha reso particolarmente vulnerabile l'intero continente europeo, anche se i così detti Paesi virtuosi ancora non si rendono conto di essere legati al destino di tutti gli altri. Ciò non significa certo che si possa perdonare al nostro Paese e ad altri il comportamento di spesa dissennata che ha portato il debito pubblico a livelli insostenibili ed il costo dell'apparato amministrativo pubblico a superare di parecchio la metà del PIL, livello ritenuto universalmente di allarme. Insipienza da una parte e miopia dall'altra hanno prodotto l'effetto di alienare il sostegno della maggior parte dei cittadini dalle loro istituzioni pubbliche, innescando ed alimentando il comportamento di egoismo latente in ciascuno di noi. Il voto di oggi ci dirà se il disamore per la cosa pubblica arriverà al limite dell'anarchia, con conseguenze ancora poco immaginabili, ma drammaticamente presenti in alcune periferie degradate di molti Paesi. Il rimedio, lungo, faticoso, impegnativo, sta solo nel lavoro di ciascuno di noi, nel proprio ambito e con le proprie competenze, per il bene comune, a partire da quello della propria famiglia, per proseguire con quello della nostra comunità, del nostro Paese, dell'umanità intera.
Non è mai troppo scontato riscoprire e rivivere ciò che John Kennedy diceva ai suoi concittadini: "Non chiedetevi cosa lo Stato può fare per voi, ma quello che voi potete fare per lo Stato".

domenica 18 marzo 2012

Una speranza per Irene

Mi sono goduto la piccola Irene per una settimana e, se necessario, sono ancora più convinto che serva l'impegno di ognuno, se vogliamo che lei abbia la possibilità di vivere in un mondo migliore dell'attuale. Un impegno non generico o di facciata, ma concreto, nei piccoli e grandi gesti quotidiani, nella scelta di cosa consumare, come vivere, cosa scegliere di salvare dal rumore di fondo di un'informazione sempre meno seria.
Saranno le scelte di oggi a determinare le opportunità e la qualità della vita che Irene avrà fra cinquantanni.
Il BAU (business as usual) non può essere l'unica via praticabile da una civiltà occidentale che ha perso per strada la propria fibra morale, prima ancora della capacità di darsi un modello di sviluppo che garantisca il benessere dei suoi cittadini. BAU significa per l'occidente lasciarsi marginalizzare in un contesto globale di forte dinamismo da parte dei paesi emergenti, che ci vedono purtroppo come un esempio da emulare, mentre sappiamo per certo che il loro sviluppo con le nostre stesse aberranti modalità porterà inevitabilmente il pianeta ad una situazione incompatibile con la vita come la conosciamo. Per impedire che questo avvenga, tocca a noi trovare una via alternativa, non punitiva e non devolutiva, più attraente da seguire rispetto al modello attuale. Il tempo stringe...

lunedì 5 marzo 2012

Mio padre cavalcava un cammello. Io guido un'auto....


Mio padre cavalcava un cammello. Io guido un'auto. Mio figlio pilota un aereo a reazione. Suo figlio cavalcherà un cammello. (detto Saudita)

Chissà che la saggezza popolare arrivi anche ai potenti della zona e ne traggano le dovute conseguenze. Nelle loro mani, oltre al dono di abbondanti riserve petrolifere, vi è l'opportunità ed i mezzi economici per preparare il domani, allontanando la prospettiva del ritorno ai cammelli. Auguriamoci che questa opportunità non venga sprecata, per il bene di tutti.

La società malata

La tragedia che si è consumata in pochi minuti ieri mattina a Brescia è una delle tante conseguenze che accompagnano una società in disgregazione, i cui modelli di riferimento sono spariti o non più in grado di influenzare il comportamento dei suoi membri. Di fronte a questi episodi, si può assumere l'atteggiamento cinico di affermare che fatti simili sono sempre accaduti e che solo la capillare diffusione dei media li fa sembrare più frequenti e gravi di prima. Oppure si può tentare di comprendere il quadro d'insieme del disagio diffuso nella nostra società, che si manifesta in numerosi episodi apparentemente diversi, che possono sembrare oggettivamente banali, ma rappresentano segnali allarmanti del livello di degrado, senza limitarsi a farlo solo per gli episodi più eclatanti. Mi capita spesso di pensare che la follia che innesca una strage non sia poi così diversa dalla  sterile indifferenza o dall'odio di tanti rapporti interpersonali, falliti a causa della mancata comprensione di un principio fondamentale di qualsiasi unione: la rinuncia inevitabile da parte di ciascun elemento di qualche specifica prerogativa, allo scopo di trarre maggiori vantaggi dalla messa in comune del resto. Ciò si verifica addirittura da miliardi di anni, a partire dai primi organismi unicellulari, che hanno trovato più conveniente per la loro sopravvivenza unirsi a formare colonie sempre più complesse. Le prime società umane sono state senza dubbio originate da un'uguale necessità di mettere in comune le risorse, per ottenerne vantaggi competitivi, a prezzo della rinuncia ad una parte della propria libertà individuale. Questa scelta opportunistica è poi stata codificata da religione e morale sociale, con istituzioni quali la famiglia, la tribù e le moderne nazioni. Non si deve tuttavia dimenticare, oltre il formalismo delle moderne istituzioni sociali, il senso e la necessità della collaborazione tra individui, perché non vi è rapporto dove una delle parti pretende solo di ricevere. Dunque hanno matrice comune, ad esempio, la disonestà contributiva, l'esasperata lotta per apparire, la sopraffazione in ambito familiare, quella in ambito lavorativo, la ricerca spasmodica del benessere individuale alle spese di quello collettivo. L'egoismo, che rimane purtroppo come sedimento alla base di tanti rapporti sociali dei nostri giorni, comporta inevitabilmente che si giunga in tempi rapidi al disaccordo ed all'aperta ostilità, a volte con le conseguenze eclatanti e tragiche sempre più spesso riportate dai media.
La soluzione si trova molto semplicemente in un ritorno al motivo di base che ha generato la formazione delle prime collaborazioni tra individui: la necessità di unirsi, per sopravvivere.