Che possibilità esistono per un cittadino medio di incidere sulle decisioni politiche prese a livello periferico e centrale? Ad oggi, poche e inefficaci: si vota un partito o una coalizione che, vinte le elezioni, in gran parte disattende le promesse fatte per convincere l'elettorato.
Esistono modi migliori per una partecipazione diretta della gente al processo decisionale?
Forse i nuovi strumenti di comunicazione possono essere la strada attraverso cui una democrazia reale ha possibilità di manifestarsi concretamente. Oggi sarebbe tecnicamente fattibile che i nostri rappresentanti, o anche un team di tecnici, consultino i cittadini su tutti i temi sui quali si devono prendere delle decisioni o emanare leggi. La scienza della statistica ha raggiunto un grado di accuratezza notevole e non sarebbe né difficile, né costoso interpellare un campione variabile scelto tra una platea di cittadini che volontariamente sono disponibili a partecipare al processo decisionale.
L'attribuzione del premio Nobel per economia di quest'anno a due scienziati che hanno applicato principi matematici a campi pratici diversi, quali la combinazione degli organi disponibili per i trapianti ed i potenziali riceventi, oppure la combinazione di partners ideali per la stabilità della coppia, con risultati eccellenti, fa sperare che per una volta la scienza venga posta al servizio del bene comune, non solo del profitto di pochi o, ancor peggio, a danno di molti.
Ovvio che la politica dovrebbe tornare ad essere servizio alla polis, non occasione di profitto per privilegiati. Utopia populistica? Forse, ma qualcosa di tanto rivoluzionario potrebbe evitarci una ben più grave rivoluzione violenta, che storicamente ha sempre provocato più danni che vantaggi reali. Si tratta di compiere un cambio di paradigma in grado di dar voce al buon senso, alla gente, alle buone idee. Una mossa che in un colpo solo potrebbe spazzare via tutti gli ostacoli all'espressione diretta del volere e della saggezza popolare. Sempre meglio che essere governati male da politici di professione, che in tutta la vita non hanno mai dovuto sudare al lavoro, oppure da una squadra di tecnici che conoscono la teoria, ma difettano di umanità.
martedì 16 ottobre 2012
martedì 2 ottobre 2012
Monti bis
Non credo sarebbe una buona idea, non tanto per il poco di veramente incisivo che finora ha fatto l'esecutivo di tecnici, quanto per il definitivo scollamento tra volere popolare e governo che si verificherebbe in caso di un secondo mandato. Può essere che mercati e cancellerie ne tessano le lodi, è pure innegabile la serietà e sobrietà ristabilita nell'azione di governo, dopo un periodo di vergognose performance a tutti i livelli dell'amministrazione pubblica, ma oltre questo, non si intravede il colpo d'ala necessario a portare il nostro Paese in una fase di sviluppo che non può significare solo aumento del PIL e neppure solo aumento della disponibilità di spesa dei cittadini. Nel Paese si sta diffondendo l'idea che non è dal governo che ci dobbiamo aspettare le soluzioni, che dobbiamo lavorare ciascuno con le sue competenze ad una progetto di cambiamento dal basso del modo di concepire la vita della società in cui viviamo, per poter sperare di continuare a godere del benessere, spesso immeritato e non certo scontato, cui siamo abituati, ma che non potremo più permetterci sulla base dei canoni economici tradizionali. Allora servono idee nuove, e ce ne sono tante senza sfociare nel populismo. Serve un coraggio diverso da quello mostrato dai tecnici contabili, che hanno varato riforme sulla pelle della gente, ignorandone, o fortemente sottovalutandone, gli effetti sociali. E non sono certo bastate quattro lacrime in TV per renderceli più umani ed accettabili.
mercoledì 26 settembre 2012
Toccato il fondo?
Forse al comune cittadino sembra che il peggio, nel comportamento dei nostri politici, sia stato raggiunto, ma temo che ad esso non vi siano limiti. Soprattutto non vi è limite alla fantasia ed alla mancanza di moralità con cui individui apparentemente normali approfittano delle occasioni di arraffare, loro consentite dalla mancanza di regole o dalla loro eccessiva presenza. Se la correttezza fosse determinata dall'impossibilità di trasgredire, non vi sarebbe alcun merito. E' proprio quando se ne ha l'opportunità che si vede la moralità di una persona. Non credo che siamo tutti uguali a questo proposito. Esistono ancora tra noi quelli che si fanno rivoltare il cappotto, per non usare soldi pubblici e comprarselo nuovo. A differenza del passato, tuttavia, questo tipo di cittadini non ha alcuna possibilità di essere conosciuto ed eletto. Quindi il problema da risolvere è come consentire agli onesti di amministrare la cosa pubblica, al posto dei malfattori. Non è un impresa facile e richiede un impegno fattivo da parte dei primi. Perché vinca il male è infatti sufficiente che i buoni se ne stiano "buoni".
martedì 7 agosto 2012
La democrazia non è un optional
La recente intervista di Mario Monti a Der Spiegel ha suscitato un vespaio in Germania, per una frase che, se interpretata letteralmente, ha l'inequivocabile significato di definire i Parlamenti nazionali, gli unici depositari della volontà popolare, d'ostacolo ad una maggiore integrazione Europea.
Ammesso e concesso che questa sia una necessità per l'Europa e per ciascuno degli Stati membri, il processo di integrazione è inevitabilmente soggetto ai tempi decisi dai singoli popoli e dunque dai loro Parlamenti democraticamente eletti.
Affermare che essi sono un fattore di disgregazione può solo essere interpretata come la posizione del tecnocrate illuminato, che vorrebbe che il suo pensiero, apoditticamente perfetto, fosse condiviso e sostenuto da tutti, senza tentennamenti e contraddittorio. Monti per una volta ha detto quello che pensa veramente e non vi è dubbio che fosse consapevole del significato. Non si tratta di una gaffe in un dibattito in diretta: il testo da pubblicare gli è stato di certo sottoposto per l'approvazione.
Dunque di questo si tratta: un altro che pensa di poter far meglio, un altro che ritiene la democrazia un sistema fallimentare, incapace di prendere le decisioni operative giuste nei tempi necessari al mondo sempre più veloce di oggi. Potrebbe avere ragione, se non esistesse nelle nostre democrazie, oltre all'apparato legislativo parlamentare, l'apparato esecutivo, responsabile di svolgere operativamente il mandato popolare ricevuto al momento dell'insediamento. Quello ricevuto da Monti e dalla sua squadra di governo è il salvataggio dell'Italia dal baratro della speculazione finanziaria: su questa strada, a distanza di 9 mesi, non si vedono ancora grossi risultati. Forse dunque il Professore sta cominciando a temere di non farcela e cerca l'alibi della lentezza e delle limitazioni della democrazia. L'idea di salvare le Nazioni contre il loro stesso volere non è originale ed ha generato sempre dittature finite male. La reazione furente e generale delle forze politiche tedesche non deve quindi stupire; semmai dovrebbe stupire il silenzio dei nostri media e dei nostri evanescenti partiti politici.
Ammesso e concesso che questa sia una necessità per l'Europa e per ciascuno degli Stati membri, il processo di integrazione è inevitabilmente soggetto ai tempi decisi dai singoli popoli e dunque dai loro Parlamenti democraticamente eletti.
Affermare che essi sono un fattore di disgregazione può solo essere interpretata come la posizione del tecnocrate illuminato, che vorrebbe che il suo pensiero, apoditticamente perfetto, fosse condiviso e sostenuto da tutti, senza tentennamenti e contraddittorio. Monti per una volta ha detto quello che pensa veramente e non vi è dubbio che fosse consapevole del significato. Non si tratta di una gaffe in un dibattito in diretta: il testo da pubblicare gli è stato di certo sottoposto per l'approvazione.
Dunque di questo si tratta: un altro che pensa di poter far meglio, un altro che ritiene la democrazia un sistema fallimentare, incapace di prendere le decisioni operative giuste nei tempi necessari al mondo sempre più veloce di oggi. Potrebbe avere ragione, se non esistesse nelle nostre democrazie, oltre all'apparato legislativo parlamentare, l'apparato esecutivo, responsabile di svolgere operativamente il mandato popolare ricevuto al momento dell'insediamento. Quello ricevuto da Monti e dalla sua squadra di governo è il salvataggio dell'Italia dal baratro della speculazione finanziaria: su questa strada, a distanza di 9 mesi, non si vedono ancora grossi risultati. Forse dunque il Professore sta cominciando a temere di non farcela e cerca l'alibi della lentezza e delle limitazioni della democrazia. L'idea di salvare le Nazioni contre il loro stesso volere non è originale ed ha generato sempre dittature finite male. La reazione furente e generale delle forze politiche tedesche non deve quindi stupire; semmai dovrebbe stupire il silenzio dei nostri media e dei nostri evanescenti partiti politici.
mercoledì 25 luglio 2012
Un gatto che si morde la coda
Ho sempre più l'impressione che la situazione economica continui a deteriorarsi per un piano preciso di molti interessi convergenti, che vedono nella stabilità il peggior nemico degli affari. Non so se di questa lobby trasversale facciano parte anche alcuni dei nostri governanti, ma non me ne stupirei. La storia è purtroppo ricca di vicende che hanno visto l'ingordigia di pochi produrre danni incalcolabili a molti. La depressione seguita al crollo finanziario del 1929 ha poi portato al New Deal ed al pieno sviluppo degli USA come potenza planetaria. Siamo forse nella stessa situazione, ma per l'Occidente non si intravede un nuovo Roosevelt. Dobbiamo cavarcela da soli, con più solidarietà, serietà, fiducia nei nostri cervelli e soprattutto visione strategica: purtroppo in short supply.
Intanto ogni giorno, tra spread e borsa, ci avvitiamo come un gatto che cerca di afferrare la sua coda...
Intanto ogni giorno, tra spread e borsa, ci avvitiamo come un gatto che cerca di afferrare la sua coda...
venerdì 8 giugno 2012
Serve gente di buon senso, non professori
Ci hanno provato, abbiamo sperato che una volta tanto le premesse, le promesse ed i titoli accademici riuscissero laddove la politica aveva dato così pessima prova di sé. Purtroppo resta da constatare quanto poco e male sia stato fatto, per una serie di motivi, in oltre sei mesi di governo tecnico. La gente si chiede perché sia così difficile prendere decisioni fondamentali ed equilibrate in tempi ragionevoli (di giorni) sulle priorità note del Paese: debito pubblico, carico fiscale, giustizia, riforma elettorale, carta costituzionale, pubblica amministrazione. Ora il governo dei professori sembra avere esaurito la sua spinta, che per altro ha varato poche riforme rapide e raffazzonate, già in revisione, con il probabile risultato di essere inefficaci nel breve periodo e colpire i soliti noti. Non ci volevano i titolati membri del gabinetto Monti per spostare tout court in là di 4 anni l'età pensionabile, con il risultato ridicolo che un giorno di età in meno può significare 1500 giorni di lavoro in più, senza alcun vantaggio in termini di assegno previdenziale. Avrebbe potuto farlo meglio il primo che passa per la strada, purché non appartenente alla categoria dei parassiti, che hanno trovato comodo vivere alle spalle degli altri e continuano a farlo: per loro, politici e non, qualsiasi riforma serve solo a perpetuare i privilegi ed a intorbidare ulteriormente un corpus legislativo talmente farraginoso da richiedere sistematicamente l'ausilio di esperti, a loro volta appartenenti alle categorie protette da rendita di posizione.
Ora PDL e PD pensano alle primarie, come mezzo per drenare la perdita di consensi presso l'elettorato, ma si guardano bene sia dall'indicare un possibile programma, nel quale riconoscersi, negando di fatto che il singolo lo possa condividere, sia dall'individuare i mezzi per estendere la platea dei candidati oltre i limiti autoreferenziali degli apparati di partito, errore strategico gravissimo, che comporterà ulteriore perdita di consenso e partecipazione.
I mezzi tecnici per una partecipazione di massa esistono, sono stati usati con efficacia nelle rivoluzioni dei regimi mediorientali: usiamoli al meglio per un rinnovamento pacifico, prima che anche da noi si ricorra alla violenza.
Ora PDL e PD pensano alle primarie, come mezzo per drenare la perdita di consensi presso l'elettorato, ma si guardano bene sia dall'indicare un possibile programma, nel quale riconoscersi, negando di fatto che il singolo lo possa condividere, sia dall'individuare i mezzi per estendere la platea dei candidati oltre i limiti autoreferenziali degli apparati di partito, errore strategico gravissimo, che comporterà ulteriore perdita di consenso e partecipazione.
I mezzi tecnici per una partecipazione di massa esistono, sono stati usati con efficacia nelle rivoluzioni dei regimi mediorientali: usiamoli al meglio per un rinnovamento pacifico, prima che anche da noi si ricorra alla violenza.
sabato 26 maggio 2012
Evoluzione Italiana
Il termine evoluzione è voluto: la situazione nazionale sta evolvendo, perché da noi le rivoluzioni sono spesso solo velleitarie e siamo un po' tutti gattopardeschi. L'inerzia dell'interesse privato contrasta sempre i cambiamenti radicali, rendendoli lenti e fornendo l'occasione per diluire l'efficacia degli interventi, con la consistente e dannosa applicazione di eccezzioni e deroghe. Con questa premessa, molti possono pensare che il Paese abbia bisogno di un governo forte, di tipo presidenziale, o aziendale, dove l'AD decide e si fa quel che è necessario per raggiungere l'obiettivo.
L'idea di Berlusconi è proprio questa, dopo che si è scontrato per anni con un sistema parlamentare fatto apposta per esasperare un decisionista ed una PA capace di rendere inefficaci anche le misure più incisive, per la propria salvaguardia. Purtroppo, l'alternativa a questa proposta, per certi versi scontata, non esiste se non nel velleitarismo populista e pasticcione del movimento di Grillo, dove lo slogan sostituisce l'analisi e vengono spacciati per verità scientifiche solo i desiderata delle varie componenti il movimento. Da parte della sinistra, si continua ad attendere una proposta organica alternativa, mentre persino le misure minime da prendere in questa fase parlamentare atipica subiscono ritardi. Il dimezzamento del numero dei parlamentari, che sembrava indispensabile fino a poche settimane fa, ora si tradurrà in una modesta riduzione di numero, con un'ancor più modesta riduzione dei costi: non si rendono conto questi signori che portano acqua al mulino del populismo e dell'anarchia?
Quo usque tandem abutere patientia nostra?
L'idea di Berlusconi è proprio questa, dopo che si è scontrato per anni con un sistema parlamentare fatto apposta per esasperare un decisionista ed una PA capace di rendere inefficaci anche le misure più incisive, per la propria salvaguardia. Purtroppo, l'alternativa a questa proposta, per certi versi scontata, non esiste se non nel velleitarismo populista e pasticcione del movimento di Grillo, dove lo slogan sostituisce l'analisi e vengono spacciati per verità scientifiche solo i desiderata delle varie componenti il movimento. Da parte della sinistra, si continua ad attendere una proposta organica alternativa, mentre persino le misure minime da prendere in questa fase parlamentare atipica subiscono ritardi. Il dimezzamento del numero dei parlamentari, che sembrava indispensabile fino a poche settimane fa, ora si tradurrà in una modesta riduzione di numero, con un'ancor più modesta riduzione dei costi: non si rendono conto questi signori che portano acqua al mulino del populismo e dell'anarchia?
Quo usque tandem abutere patientia nostra?
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